Blog

Come cambia il mercato? Il caso MiFID II

LucaDixit_template

La MiFID II è finalmente entrata in vigore e tutti si chiedono quali saranno gli effetti più evidenti dell’introduzione della nuova regolamentazione. Se i vantaggi per i risparmiatori, che si troveranno da domani a poter godere di più diritti, si possono prevedere facilmente, più complesso è capire quali saranno le conseguenze della MiFID sull’industria dei servizi finanziari (e quindi sull’offerta di prodotti che i risparmiatori si troveranno di fronte). La questione è pertinente soprattutto nell’Europa continentale, specialmente in Italia, dove il mercato dei servizi finanziari è ancora caratterizzato da una filiera tradizionale e dove gli standard qualitativi prescritti dalla MiFID sono più lontani che altrove.
Per capire dove la MiFID II potrebbe portarci, qualche spunto lo potrebbe dare un’analisi comparativa con la situazione della Gran Bretagna. Nel 2013 il governo di Londra, ha introdotto la Retail Distribution Review (RDR), norma che regolava il mercato dei servizi finanziari con lo scopo di garantire ai clienti maggiore chiarezza e maggiori standard nei servizi finanziari.

Che cos’è la RDR?

Il progetto RDR è stato introdotto dalla Financial Service Authority (oggi Financial Conduct Authority, l’autorità di vigilanza britannica) con l’obiettivo di studiare il mercato della distribuzione dei prodotti finanziari nel Regno Unito al fine di individuarne i punti critici e implementare dei cambiamenti. La fase di ricerca si è conclusa con l’adozione di norme che hanno ridisegnato le regole della distribuzione. Le direttive sono state implementate nel 2012 per quanto riguarda i servizi di consulenza e nel 2014 per quanto riguarda le piattaforme. L’esperienza della crisi finanziaria del 2008 ha aperto una finestra legislativa che ha permesso al legislatore di prendere iniziative molto decise.

Il contesto

Secondo la FCA, prima dell’introduzione della riforma l’industria del risparmio gestito era caratterizzata da un livello di competenza e professionalismo troppo basso rispetto ad altre industrie e da scarsa trasparenza sia nella comunicazione dei costi sia nell’illustrazione dei servizi offerti (prima della norma non era chiaro se la consulenza che veniva offerta ai clienti era di tipo dipendente o indipendente o una mera attività di vendita). Erano inoltre previsti incentivi avversi per i collocatori e le case prodotto, nel senso che la prospettiva delle commissioni andava a condizionare la scelta. “Il sistema commissionale prevalente – spiega la FCA – aveva anche l’effetto di ridurre la trasparenza nella comunicazione dei costi, molti clienti credevano che la consulenza ricevuta fosse gratuita o almeno non comprendevano l’effetto che le commissioni avrebbero avuto sul rendimento del loro investimento.
Chi è familiare con il mercato dei servizi finanziari italiani non può non notare la somiglianza tra la situazione UK pre-RDR e l’attuale contesto italiano.
I risultati

La RDR fu quindi introdotta, dunque, per aumentare la concorrenza attraverso una migliore competizione sul prezzo a tutti i livelli della filiera; per rimuovere gli incentivi distorti e il conflitto di interesse e per creare un mercato con soluzioni più efficienti e migliori costi per i clienti finali.
La norma, in molte sue disposizioni, è molto simile alla MiFID II, che ad essa si è esplicitamente ispirata. La RDR creava le categorie di consulente finanziario indipendente e non (restricted) e rivedeva la struttura commissionale dei consulenti, vietando le commissioni di retrocessione, anche per i consulenti non indipendenti e chiarificando gli obblighi di comunicazione in capo agli intermediari. Viste le evidenti similitudini ed essendo ormai passati diversi anni dall’introduzione dell’RDR, andare a vedere cosa è successo in Gran Bretagna potrebbe aiutarci a prevedere l’impatto della MiFID II.

Cosa è cambiato

La RDR ha contribuito a incrementare il livello di professionalità della filiera. Dal 2012 circa il 96% dei consulenti aveva completato il processo di adeguamento al livello richiesto dalla normativa (QFC4). Nel 2010 il 22% dei consulenti non possedeva un livello di qualifica coerente con quanto richiesto dalla RDR. A un aumento della qualifica è seguito anche un calo dei professionisti attivi nel settore, che sono scesi dai 50.000 del picco del 2009 ai meno di 30.000 di oggi. Degna di nota è anche la quota di professionisti che ha deciso di qualificarsi oltre gli standard minimi richiesti dalla norma. Il possesso di un livello di qualifica superiore comporta un vantaggio competitivo, in un contesto regolamentare che ha spostato in alto l’asticella delle competenze richieste.
La maggiore trasparenza riguardo i costi della consulenza ha portato moltissimi risparmiatori, soprattutto nella parte mass del mercato, a optare per il fai da te o per servizi più automatizzati, come le piattaforme digitali. Secondo una ricerca Mintel, dopo l’introduzione della RDR, il 44% dei risparmiatori dichiarava che avrebbe preferito il fai-da-te, un dato in netta crescita dal 2008 ma che ha subito un’impennata a partire dal 2013, così come le vendite delle piattaforme o di altri modelli di distribuzione più disintermediati. Ad ogni modo la capacità dei risparmiatori di influenzare le scelte di mercato, nonostante un numero maggiore di informazioni, è stata messa pesantemente in discussione.
Il divieto delle commissioni ha portato la maggioranza delle compagnie a modificare, o almeno a ripensare, il proprio modello di business. Le aziende hanno aumentato la segmentazione della clientela e la diversificazione dei propri modelli di servizio. Nonostante ciò, non ci sono evidenze che dimostrano che la disponibilità della consulenza finanziaria sia diminuita in modo drastico.
Le banche sono uscite di scena, abbandonando il business della consulenza ai clienti retail e tagliando in maniera netta il numero dei consulenti (-40%). Questa conseguenza è stata dettata anche da altre considerazioni di tipo strategico.

L' articolo Come cambia il mercato? Il caso MiFID II è tratto da MoneyFarm

Post Tags -

Written by

The author didnt add any Information to his profile yet