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La mongolfiera monetaria

LucaDixit_template

Sono passati quasi 250 anni da quello che è ancora ricordato come il giorno più importante della storia dell’aviazione. Il 17 settembre 1783, davanti agli occhi del Re di Francia e della Regina Maria Antonietta e di oltre 1200 francesi il primo pallone aerostatico, progettato dai fratelli Montgolfier, si sollevò dalla piazza di Annonay tra lo stupore dei numerosi presenti.

A bordo c’erano un gallo, un’anatra e una pecora. Il test serviva per verificare che ci fosse la possibilità di sopravvivere ad elevate altitudini, lo spazio atmosferico tra la terra e le nuvole era all’epoca un territorio inesplorato per l’uomo.

La pecora era stata selezionata perché aveva caratteristiche simili all’uomo e svolgeva il ruolo di cavia, il gallo è un volatile che non vola e l’anatra fu inclusa come elemento di controllo (se fosse morta allora sarebbe stato il segnale che qualcos’altro nell’esperimento era andato storto).

Il rigore scientifico adottato dai fratelli Montgolfier, che all’epoca lavoravano nell’industria della carta (all’epoca praticamente un settore high-tech) mi ha sempre affascinato, come mi ha sempre affascinato la semplice genialità del meccanismo della mongolfiera: pompare aria calda in un pallone per farlo sollevare da terra.

La sfida delle banche centrali

Ciò che mi colpisce è in particolare il fatto che si tratti di un sistema di controllo indiretto, che attraverso il movimento di certe leve prova a generare un risultato, quello di sollevare il pallone da terra, tramite il condizionamento degli elementi fisici circostante. Un po’ come agitare l’acqua con un bastone, cercando di dominarne l’entropia.

È un po’ la stessa ragione per cui la politica monetaria è ai miei occhi così affascinante, il compito delle banche centrali è quello di influenzare con le loro mosse l’ecosistema economico al fine di controllare l’inflazione. Le loro decisioni si trasmettono in un tessuto di relazioni vivo e in movimento. Il loro compito non è quello di controllare la direzione dell’economia, ma di governarne l’andamento e l’umore per far sì che le transizioni siano ordinate.

Una settimana di politica monetaria

Questa settimana i vertici di tre delle quattro banche centrali hanno avuto i loro incontri. Qui sotto ne riassumiamo i risultati.

La Federal Reserve ha aumentato i tassi di interesse per la terza volta dall’inizio dell’anno, facendo un ulteriore passo in avanti in quello che è il percorso di uscita dalla politica espansiva che ha segnato il periodo che ha seguito la crisi del 2008. La Yellen ha accompagnato l’annuncio con un discorso dai toni conservativi, fornendo ulteriori informazioni sulla dieta che applicherà al bilancio della banca centrale nei prossimi mesi. A fronte della stretta monetaria, che procede secondo previsioni, l’economia americana produce segnali contrastanti (argomento su cui ci eravamo soffermati di recente). Questa settimana l’inflazione core ha poi deluso le aspettative attestandosi all’1,7%.

La Bank of England non ha invece annunciato variazioni alla sua politica, ma la decisione è stata presa con una maggioranza minore di quella dell’ultima volta (5-3 contro 7-1). Il segnale di un cambio d’umore, se non decisivo, ha colto i mercati di sorpresa perché l’economia nel Regno Unito mostra segni di rallentamento (la Sterlina si è rafforzata di conseguenza). L’inflazione è in accelerazione (sospinta dall indebolimento che la valuta britannica ha avuto dopo la Brexit) e corre più veloce della crescita dei salari. Questo crea un dilemma in capo alla Banca Centrale: è giusto alzare i tassi nonostante i segnali di rallentamento dell’economia?

La banca centrale giapponese non ha invece annunciato nuove mosse e ha confermato la sua decisione di tenere il valore dei bond governativi a 10 anni vicino allo 0.

Il dubbio che in generale è nella testa dei banchieri centrali è quanto robusta la crescita globale sarà nel prossimo futuro. I segnali positivi si accavallano con segnali di rallentamento che pongono qualche dubbio sugli effetti che le strette monetarie potrebbero avere sull’economia reale. Non è tanto in dubbio il fatto che la fase espansiva stia per volgere al termine, ma la vera domanda riguarda le tempistiche di questo processo.

Viviamo in un periodo di transizione in cui l’onda lunga della crisi si sta ritirando, lasciando spiaggiati i detriti della politica monetaria che l’hanno accompagnata. In questo momento il lavoro dei banchieri centrali non è affatto semplice e per i prossimi due anni sarà un tema da monitorare con ancora più attenzione del solito. Proprio come nel caso delle mongolfiere solo il vento può indirizzare la direzione, l’importante è riuscire ad atterrare con dolcezza.

L' articolo La mongolfiera monetaria è tratto da MoneyFarm

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