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Redazione Finanza: gran finale con De Bortoli in attesa dei nuovi appuntamenti

La scorsa settimana Redazione Finanza ha chiuso in bellezza la sua prima stagione con la partecipazione dell’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli e un record di presenze. Ancora una volta i risparmiatori ci hanno dimostrato che c’è voglia di approfondimenti di qualità sui temi economici e finanziari e questo ci sprona a cominciare la prossima stagione già da aprile con nuovi ospiti e tante sorprese.

Facciamo un passo indietro per chi non ci avesse seguito lungo questo percorso iniziato un anno fa. Redazione Finanza è un ciclo di dibattiti economico-finanziari gratuiti nato dalla nostra collaborazione con Linkiesta, quotidiano online che da anni si distingue per il pregio della produzione giornalistica. Serata dopo serata, abbiamo organizzato per la città di Milano un calendario ricco di ospiti di rilievo, uno spazio di dibattito mensile aperto a tutti con l’obiettivo di rendere i risparmiatori più consapevoli delle principali dinamiche economiche che possono impattare sulla loro finanza personale. Estremamente graditi sono risultati il momento dedicato alle domande dal pubblico e la possibilità di seguirci in diretta Facebook (sulla pagina Facebook di Moneyfarm) o su Twitter (con l’hashtag ufficiale #RedazioneFinanza).

Dalle elezioni al Fintech, passando per la previdenza dei giovani fino alla direttiva europea MiFID 2, abbiamo analizzato le notizie economiche all’ordine del giorno attraverso esclusive interviste a personalità d’eccezione. Tra gli ospiti di questa passata stagione ricordiamo il vice direttore del Corriere della Sera Federico Fubini, il giornalista economico e politico Oscar Giannino, l’economista Alberto Forchielli, il co-fondatore del Gruppo Kairos Guido Maria Brera e il giornalista finanziario Mario Seminerio.

Viaggio nel Paese del risparmio tradito

Martedì 6 marzo, all’indomani dai risultati elettorali, abbiamo avuto l’onore di ospitare Ferruccio De Bortoli, già Direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore, nonché uno dei più acuti osservatori della realtà italiana. Insieme a lui il fondatore di Moneyfarm, Paolo Galvani, ha compiuto un piccolo Viaggio nel Paese del risparmio tradito, di fronte al pubblico del Clubhouse Brera.

Sulla scia di alcuni recenti interventi di De Bortoli sul Corriere (“Risparmio, quanto mi costi” e “I risparmi che costano troppo”) e del suo ultimo libro “Poteri forti (o quasi). Memorie di oltre quarant’anni di giornalismo”, abbiamo fatto il punto sullo stato di salute del sistema finanziario e bancario in Italia – dalle recenti crisi al ruolo dell’autorità di Vigilanza, dalle contraddizioni dell’industria del risparmio all’intreccio perverso tra banche, politica e imprenditoria. Qui di seguito alcune citazioni dal dibattito e la nostra collezione di immagini.
 

La commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario voluta dal Partito Democratico nel 2017 è stata un volano molto efficace per far aumentare i consensi ai Cinque Stelle nelle zone del risparmio tradito, dove i risparmiatori si sono sentiti evidentemente cittadini di serie B. Il voto ai Cinque Stelle è stato considerato il modo migliore per esprimere quel senso di frustrazione, malessere, rabbia. –De Bortoli

La politica ha le sue responsabilità ma non e l’unica ad averne. Alcune banche avevano (e hanno tuttora) riferimenti politici, anche se per esempio nell’ambito di Mps e di altri istituti è bene distinguere tra PD locale e PD nazionale. Ma le responsabilità dei territori sono uguali se non superiori: imprese, industriali e professionisti hanno creato un sistema di potere che ha fatto finta di niente per anni. Eppure in quei territori è stata straordinaria e immediata la rimozione delle responsabilità. In un contesto del genere, il risparmiatore comune non ha altra arma che il voto di protesta: “c’è un establishment che mi ha tradito e ora campa sulle mie sciagure”. -De Bortoli

Il contatto tra banche e territori non è più quello di una volta. Questo mondo ricchissimo è ormai cambiato e adesso viene attaccato sia dal basso, da iniziative modeste come Moneyfarm, che dall’alto e qui si pensi a colossi come Amazon. Questo non significa che le banche siano destinate a scomparire. Il loro ruolo subirà semplicemente un’evoluzione. Più che una competizione quindi si svilupperà una sinergia con i nuovi player del Fintech. -Galvani

Escludendo Unicredit che è ormai straniera, a eccezione di Intesa San Paolo, i gruppi bancari italiani che investono nell’innovazione si trovano davanti a problemi di sistema che dovranno prima o poi essere risolti. Tuttavia i loro investimenti nel Fintech sono decisamente irrisori. La FABI (Federazione Autonoma Bancari Italiani) manifesta forte preoccupazione nei riguardi di una totale disintermediazione bancaria. La riconversione degli sportelli fisici in luoghi per fare della consulenza finanziaria dedicata passa dalla preparazione di profili professionali adeguati che comunque richiede tempo e investimenti seri. -De Bortoli

È chiarissima la difficoltà di un attore tradizionale come la banca a implementare un modello nuovo ma è altrettanto vero che non si può arrivare dappertutto solo attraverso la tecnologia, soprattutto quando si parla di risparmi. Per questo Moneyfarm ha adottato un modello ibrido che unisce tecnologia e fattore umano. -Galvani

Il sistema politico italiano si è accorto in ritardo di avere un rischio di credito molto elevato anche se fino al 2009 gli istituti in sofferenza erano modesti. Si tende frettolosamente a dare la colpa alla crisi economica ma si dimentica che gran parte delle crisi bancarie che abbiamo avuto in questi anni, in particolare quelle delle due banche venete, sono legate agli affidamenti fatti al settore dell’immobiliare con personaggi il cui merito di credito non era sufficiente. Questo incide fortemente sulla capacità del banchiere di fare il proprio mestiere, cioè sulla capacità di riconoscere la validità e il merito di credito del suo cliente. Ci si è affidati a persone che nulla avevano a che fare con il territorio. Stringendo i bulloni di fatto l’Europa ha fatto quindi emergere inadeguatezze che ai regolatori nazionali erano sfuggite. Poi possiamo discutere su come si valuta in Europa il rischio di credito, però questa è la situazione che si è creata. Detto questo, il contributo pubblico per salvare le banche è stato inferiore a quello di altri Paesi europei come la Spagna, uscita prima dalla recessione. Io penso comunque che se anche ci fosse stata una percezione maggiore della crisi bancaria imminente, chiedendo l’intervento dell’Europa il governo tecnico del 2012 avrebbe sostanzialmente negato la propria ragion d’essere. Sono le ragioni politiche a causare certi ritardi.  -De Bortoli

L' articolo Redazione Finanza: gran finale con De Bortoli in attesa dei nuovi appuntamenti è tratto da MoneyFarm

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