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Torna la volatilità: cosa sta succedendo sui mercati azionari?

Dopo una rincorsa sui mercati nelle prime settimane del nuovo anno, i listini azionari mondiali trascinati da quelli Usa hanno registrato una settimana di perdite. Nei rari casi in cui i risultati borsistici guadagnano le prime pagine dei giornali, di solito legati a giornate negative e sottolineati dai soliti toni drammatici della stampa, può diventare complesso per l’investitore guardare agli eventi dalla giusta distanza, anche per via del coinvolgimento diretto.

Cosa è successo?

Senza indulgere nell’emotività, dunque, proviamo a ricostruire lo scenario partendo dai fatti. Cosa è successo? Il principale indice statunitense, l’S&P 500, ha perso in una settimana circa 7 punti percentuali rispetto al picco raggiunto a metà gennaio per poi recuperarne due in un’unica seduta, trascinandosi dietro con diverse intensità i principali listini di tutto il mondo.

Si è trattato di un ribasso fuori dalla norma? La risposta secondo noi è no, ma anche qui dipende dal punto di vista. Wall Street ha fatto segnare il singolo giorno di ribassi peggiore dall’agosto 2011, anche se cambiando la lente temporale e considerando periodi più ampi il risultato definitivo del listino impressiona di meno. Se consideriamo il dato dall’inizio dell’anno e lo confrontiamo con le partenze degli ultimi 60 anni, ci accorgiamo che comunque nel circa il 30% dei casi, il listino USA era partito peggio (per quanto riguarda i listini globali il dato è più positivo). Una partenza a due facce ma assolutamente normale, che non ci spinge a rivedere le nostre valutazioni.

L’indice Vix ha toccato quota 50 punti nella giornata di martedì (per poi attestarsi sotto i 30 punti), il livello più alto dal settembre del 2015, spinto soprattutto da operazioni di copertura. Vittima di questo scossone sono stati gli ETF che adottano una strategia short rispetto all’indice stesso, alcuni dei quali hanno addirittura chiuso i battenti costando milioni agli investitori molti dei quali erano saliti sul carro della scarsa volatilità. L’episodio ci ricorda ancora una volta l’importanza di affidarsi a dei professionisti nella selezione degli strumenti, un valore aggiunto che si esprime soprattutto nelle fasi di mercato più complesse.

Cosa è cambiato sui mercati?

Ora le domande a cui bisogna provare a dare un risposta sono tre: è cambiato qualcosa? Se è cambiato qualcosa, cosa è cambiato? Siamo di fronte a un aggiustamento strutturale, oppure a una dinamica di breve termine?

Se guardiamo al contesto generale, non sembra che molto sia cambiato. L’economia globale sta andando ancora bene, come confermano i dati dai governi e dal mondo delle aziende. Per ora, la crescita a livello di utili delle aziende americane si attesta a circa il 14% rispetto all’anno scorso, con una sorpresa positiva del 4% rispetto alle previsioni degli analisti.

La miccia che ha fatto scattare il ritracciamento va ricercata nel dato sugli stipendi Usa, in decisa crescita (+2,9% su anno). Questo si sarebbe riflesso sulle aspettative di inflazione e a cascata sulle previsioni sui tassi e mosse della Federal Reserve. Ecco come un mercato azionario come quello Usa, già caratterizzato da valutazioni relativamente alte e reduce da un rally impetuoso, può ritracciare rumorosamente, come non eravamo più abituati a vedere.

A nostro avviso, per valutare in modo completo quanto successo nelle passate settimane, bisogna tenere in considerazione due elementi importanti:

  • Il primo è che veniamo da un periodo in cui la volatilità ha raggiunto i minimi storici. Il fatto che quest’anno vedremo più movimenti sui mercati è una previsione che ha accomunato più o meno tutti gli osservatori. Certo non eravamo più abituati a vedere movimenti così forti e l’accelerata del VIX è stata molto decisa, ma è dovuta a una ragione tecnica (il boom di domande sui futures legati all’indice) legata proprio al fatto che veniamo da anni di volatilità sotto tono in cui molti investitori soprattutto retail avevano preso posizioni contro l’incremento della volatilità. Se gli investitori si dovranno abituare a vedere più movimenti, così dovranno fare gli operatori di mercato. Per il 2018 ci aspettiamo più volatilità, ma anche una dinamica più graduale.
  • Il secondo punto è che nelle prime settimane dell’anno gli indici si erano impennati tanto da raggiungere in pochi giorni i rendimenti attesi per l’intero anno. Prendiamo ad esempio i mercati emergenti che erano cresciuti del 10% in un mese (praticamente il rendimento atteso che avevamo previsto per tutto il 2018). Una regressione era dunque fisiologica, ma le ragioni che hanno portato l’azionario a crescere non ci sembrano cambiate.

Cosa vuol dire per i portafogli?

Il ritracciamento ha dunque riportato i mercati finanziari indietro di qualche settimana (nella posizione dove erano all’inizio di dicembre negli Usa e all’inizio dell’anno per i listini globali), ma – a nostro avviso – non è il sintomo di un cambiamento dello scenario fondamentale di medio termine.

Diciamo che questo gennaio un po’ mosso, dopo mesi di torpore, ha avuto l’effetto di una sveglia, per dimostrarci che i mercati possono scendere come salire e per ricordarci le ragioni delle nostre scelte: un approccio diversificato e una prospettiva di lungo termine. Crediamo che questo sia la miglior strategia per proteggere e accrescere il risparmio nel tempo e siamo convinti che nel lungo termine questo sia il modo migliore per navigare le varie fasi di mercato. Con il crescere della volatilità le virtù della diversificazione – in termini di controllo del rischio – diventano ancora più evidenti. L’attuale contesto finanziario potrebbe quindi essere vista come un’opportunità per l’investitore lungimirante.

Per quanto ci riguarda, confermiamo la nostra visione. Come spieghiamo nel nostro documento strategico il 2018 sarà caratterizzato da molti nuovi temi come il ritorno dell’inflazione, una volatilità in crescita e l’inversione della politica monetaria che entra nel vivo. Le nostre ipotesi di base, però, non sono cambiate in seguito a queste dinamiche di breve periodo e a esse rimarremo fedeli.

Se ancora non l’avessi fatto, qui puoi scaricare il documento sui portafogli strategici.

L' articolo Torna la volatilità: cosa sta succedendo sui mercati azionari? è tratto da MoneyFarm

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